venerdì 6 novembre 2015

Pasolini e l'imbecille


io sono un grande imbecille.

scrivo qualcosa per spiegare il senso di questa frase così lapidaria.

sono un imbecille perché credo che chi faccia il giornalista debba (non possa, debba) avere un'etica, una deontologia e un sacro rispetto per le parole e il significato di esse.
inoltre deve (deve; senza condizionali vari) tenere rigorosamente separati i fatti dalle opinioni.
e sono un imbecille perché tutte queste cose non hanno valore. oggi qualsiasi caprone fa il giornalista e se ne sbatte le palle di etica, deontologia, parole, fatti e opinioni. vale tutto; soprattutto vale lo scrivere a cazzo di cane senza un briciolo di onestà intellettuale e comprendonio.
sono un imbecille perché, appena posso, compro dei libri. faccio dei sacrifici, delle rinunce. vesto male, ho scarpe vecchie, non ho la macchina, non vado in vacanza e me ne frego. sopporto qualsiasi privazione perché per me i libri sono un grandissimo amore. e sono un imbecille perché leggere non serve a niente. oggi il massimo della lettura sono i cinque minuti di settimana enigmistica sul cesso prima di cacare e mezzo articolo di repubblica in metro. del resto leggere non serve a niente. oggi si può parlare di tutto, pur non sapendo un emerito cazzo, perché tanto basta dire la prima cosa che ci viene in mente.
sono un imbecille perché ogni giorno, vorrei dire quasi ogni ora, sono assillato dal voler imparare, dal voler apprendere, dal migliorarmi; ho voglia di sperimentare nuovi pensieri nuove ipotesi nuove visioni e di rigettare le vecchie se necessario. sono assillato dalla conoscenza e dalla varietà di essa. e sono un imbecille perché non serve a un cazzo. oggi la gente impara una filastrocca (seppur la impara) e la ripete come le pecore di Orwell. non riflette, non cambia, non allarga, non compara...niente di niente. il massimo della gente è la filastrocca; guai a volerli smuovere e spingerli verso il PENSIERO...te li farai nemici per sempre. ormai hanno trovato il santone, hanno imparato tre scemenze e per loro il lavoro è finito. hanno fatto già tanto del resto!
sono un imbecille perché consulto spessissimo il dizionario. qui è inutile commentare; uno che usa il dizionario per conoscere con precisione la grammatica, l'etimologia e il significato delle parole è proprio stronzo senza discussioni. nel 2015 il vocabolario? ma non farmi ridere, per cortesia.

che c'entra Pasolini in tutto ciò?
già.
ieri sera, una sottospecie di giornalista, in una sottospecie di blog, scrive una sottospecie di post su Pasolini e leggo questa frase:
"Pasolini nel 1949 fu condannato per pedofilia".
insomma, il tizio ci sta dicendo un fatto. non un'opinione. fatti e opinioni sono cose diverse. completamente diversi tra loro. proprio diverse dimensioni.
su facebook, scherzando, ho scritto che sono 2500 anni che l'umanità non afferra questa differenza e che ce ne vorranno altri 17500 di anni per capirla. sono stato ottimista; in realtà non la impareranno mai.
ora, siccome quella frase ci dice un fatto, possiamo appurare e verificare se quel fatto è vero o falso.
il fatto è che è falso. il "giornalista" ha scritto una infamante stronzata.
il fatto è che non esiste l'anno, non esiste la condanna, non esiste il reato.
sembrerebbe semplice. la frase è semplice, il fatto è semplice, appurarlo è semplice, la spiegazione è semplice.
eppure.
eppure non sono riuscito a farmi capire, anzi, sono stato accusato di dire stupidaggini.
uhm.
in realtà la stupidaggine c'è. anzi, l'imbecillità.
sono imbecille perché perdo tempo con l'umanità (eppure Nietzsche mi aveva avvisato...!), sono capace di infiammarmi e indignarmi di fronte alla falsità, all'ignoranza, alla malafede e alla presunzione.
ma chi me lo fa fare?
ecco, devo migliorarmi anche in questo, sti qui non son fatti per seguire virtute e canoscenza, ma son bruti di semenza...devo passare, guardare un secondo e proseguire.
vado a leggere Artisti in bottega di Ettore Camesasca.
alla prossima.

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