lunedì 11 agosto 2014

Amami e ti dirò


[tratto da una storia verissima]


Stamattina ho deciso di recarmi sul Vesuvio perché di andare al mare mi rode proprio il culo e, soprattutto, ho cose più urgenti da fare e da pensare.
Prendo l'auto di mia sorella senza chiederglielo e salgo con la sgarrupata C3 fin dove è possibile, parcheggio, scendo, mi appiccio la Camel a menta e proseguo a piedi.
Confesso che mi trovo qui perché sono venuto a sapere che proprio sul Vesuvio, in un anfratto non facile da trovare, vive un saggissimo illuminato da una saggia saggezza illuminata che ha deciso (chissà quanto tempo fa) di ritirarsi dal mondo per meditare.
Nutro poche speranze di individuare il rifugio del saggissimo e ancor meno che questi abbia voglia di rispondere alle mie domande.
Sta di fatto che, cammina cammina gira e rigira, a un certo punto vedo una piccolissima colonna di fumo salire verso il cielo blu cielo.
Incredulo, mi dirigo verso quel fumo e dopo aver superato tutto lo scosceso che la Natura si è divertita a creare, scorgo un uomo dall’età indefinibile seduto con le gambe incrociate su un letto di foglie secche. Ha gli occhi chiusi, indossa jeans e camicia entrambi logori e stinti e porta una barba grigia incredibilmente lunga.
Non sono certo al cento per cento che sia il saggissimo per cui ho fatto tanta strada e che sto cercando da ore su questo vulcano che amo, sotto un sole cocente, ma sento che è il momento di rompere gli indugi.
Faccio qualche colpo di tosse sia per annunciarmi sia per fargli aprire gli occhi. Quegli occhi chiusi mi danno l’impressione di un ostacolo insormontabile; una barriera che ha del sovrumano. Purtroppo il saggissimo non si muove né apre gli occhi e allora parlo...
- Mi chiamo Mario, sei tu il saggissimo?
- L'essere è il non essere non è. L'uomo è essere, ma cos'è l'essere?
- Ehm, sì, ecco...insomma...credo che bisognerebbe però prima sapere cos’è questo domandare che poi è un’altra domanda ancora … cioè no, sì, insomma volevo dire...mi dispiace disturbare la tua pace, interrompere le tue meditazioni o saggissimo, ma avrei dei quesiti da porti su una questione che tanto mi affligge.
- Avresti delle domande o hai delle domande?
- Ho delle domande, saggissimo.
- Il condizionale è il verbo degli stolti.
- …sì, saggissimo…
- Se possiedi le domande, dominerai le risposte.
- …sì, saggissimo…
A questo punto il saggissimo apre gli occhi e li punta direttamente nei miei; giuro che sento come se degli spilli mi entrassero nel cervello. Quegli occhi sono neri, neri più della pece. Non direi inespressivi, ma il mio povero vocabolario mentale o lessico che dir si voglia, non riesce a descrivere l’espressione che hanno. Comunque vedo che mi squadra da capo a piedi, ha un moto di disgusto, poi però è come se egli si rischiarasse.
- Ora dimmi quel che vuoi sapere, dice, ma fa presto.
- Vedi, o saggissimo, io vorrei fare qualcosa di buono per la mia città, sono animato da tanta passione e da alti ideali. Vorrei da te qualche consiglio su come far funzionare un gruppo politico che ha la mia stessa passione e i miei stessi ideali e mettermi al servizio della comunità.
- Vorrei…
- …il condizionale è il verbo degli stolti, lo interrompo, voglio.
- Vuoi, in poche parole, aiutare gli uomini? Fare qualcosa per essi?
- È questo il senso, o saggissimo.
- Possiedi un arsenale nucleare?
- …eh?? ... comunque no, o saggissimo.
- Allora ascolta. Per far funzionare un gruppo politico, i precetti sono tre. Non dovete avere regole, non dovete mai votare nulla e non dovete mai cacciare nessuno del gruppo.
A ricevere questa enorme saggezza tutta d’un colpo, quasi ci resto secco dall’emozione.
Mi riprendo a fatica a causa dello sgomento che l’incontro con pensieri così alti mi provoca e riesco a malapena a dire:
- Saggissimo, sono estasiato.
- L’estasi nulla ha a che fare con la comprensione.
Giustissimo, penso. Infatti sono estasiato, ma non ho capito nulla e decido di approfondire.
- Chiedo perdono, saggissimo. Ma come può sussistere e andare avanti un gruppo politico senza regole?
- Basta seguire i principi del partito o del movimento a cui si appartiene.
- Ma scusami, o saggissimo. I principi non sono in fondo delle regole?
- Sì.
- E se il gruppo politico è autonomo, cioè non fa riferimento ad alcun partito o movimento politico? Come si fa?
- È chiaro. Si dota da sé dei principi che ritiene più opportuni.
- Eh…chiaro, sì…però vorrei essere sicuro di aver capito o saggissimo.
- Vorresti essere sicuro di aver capito o vuoi essere sicuro di aver capito?
- Voglio essere sicuro.
- Il condizionale è il verbo degli stolti.
- Vero, proprio non mi entra in testa! Cercherò di tenerlo a mente. Dicevo, saggissimo, che quindi un gruppo politico per funzionare bene non deve avere regole, ma può attenersi a dei principi che in fondo sono regole. Questi principi che in realtà sono regole, poi, o li mutua dal partito e dal movimento a cui fa riferimento o se li dà da sé. Giusto?
- Sì.
- Quindi un gruppo politico deve avere, dotarsi, seguire e rispettare delle regole?
- Esattamente.
- Grazie, saggissimo. Voglio, con il tuo consenso, approfondire il secondo punto. Dall’alto della tua saggia saggezza, o saggissimo, dici che un gruppo per funzionare bene non deve votare né mettere ai voti nulla, è cosi?
- Sì.
- E per decidere cosa fare, redimere posizioni contrastanti, stabilire un orario o il giorno della riunione che vada bene per tutti, insomma per qualsiasi cosa necessiti di un voto da parte dell’appartenente al gruppo come facciamo?
- Potete fare per alzata di mano oppure ogni membro del gruppo esprime liberamente il proprio pensiero sulla questione in esame in quel momento.
- Ma l’alzata di mano non è comunque una specie di votazione?
- Sì.
- E quando un membro del gruppo esprime il proprio parere e si fa una specie di conta di questi pareri non è una specie di votazione?
- Sì.
- Quindi votare non solo è molto importante per il funzionamento ottimale di un gruppo, ma capita pure praticamente sempre.
- Esattamente.
- Non sai quanto ti sono grato saggissimo! Passo subito all’ultimo punto, o saggissimo, che è il più spinoso a parer mio. Tu dici che non si deve mai cacciare nessuno; vero?
- Sì.
- E se un membro del gruppo non rispetta in alcun modo le decisioni della maggioranza? Se trasgredisce continuamente le regole? Se è scostumato? Insomma cosa si fa quando uno si comporta proprio male?
- Vale ancora la regola del tre. Vi riunite, parlate e risolvete.
- E se dopo esserci riuniti ed aver parlato non risolviamo?
- Continuate a riunirvi ancora, a parlare ancora e a risolvere ancora.
- E se dopo esserci riuniti ancora, aver parlato ancora e a non risolvere ancora?
- Continuate a riunirvi ancora, a parlare ancora e a risolvere ancora.
- Ma questo si può fare all’infinito, o saggissimo?
- L’infinito e il finito sono gli elementi che formano la realtà. L’infinito è il sogno e il finito è l’incubo. La realtà scaturisce appunto dall’unione dell’infinito-sogno e del finito-incubo.
- Azz!... cioè, no…dicevo, o saggissimo, può un gruppo che vuole far politica, che ha tante cose da fare, decisioni da prendere, questioni da affrontare, carte da studiare essere bloccato, esasperato e mortificato dal comportamento scorretto e continuato di un membro del gruppo?
- No.
- Quindi a un certo punto bisogna dire basta.
- Sì.
- E proporre e mettere ai voti la cacciata del membro scorretto?
- Sì.
- Ecco. Quindi un gruppo politico per funzionare bene a un certo punto deve cacciare un membro che disturba pesantemente la vita e il lavoro del gruppo?
- Sì.
Arrivati a questo punto mi fermo un attimo; proprio come succede quando hai bisogno di rifiatare.
Mi crederete sulla parola se vi dico che dialogare con una persona così meravigliosamente dotata intellettualmente e seguirne i profondi ragionamenti è davvero faticoso. Quando si frequentano le vette, anche quelle spirituali, l’aria è fina e la fatica immensa.
- Saggissimo, riprendo, posso ricapitolare quello che sento di avere appena appreso?
- Certo.
- Un gruppo politico per funzionare bene deve mutuare o dotarsi di regole e osservarle, votare sempre e far sì che la maggioranza venga rispettata e cacciare il membro del gruppo colpevole di comportamenti scorretti.
- Proprio così.
Esulto in cuor mio per aver compreso questo maestro di pensiero e, forse complice questa gioia tumultuosa e incontrollabile, mi spingo ad approfittare della sua disponibilità perché oso ancora importunarlo con una domanda.
- Saggissimo, ti prego, mi concedi un’ultima ultimissima domanda?
- Direi di sì, ma vorrei che fosse davvero l’ultima.
- Voglio chiederti, o saggissimo, ma le hai usate tu tutte queste siringhe che solo ora noto son sparse tutt’intorno?

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