giovedì 15 agosto 2013

der Sukende


I Tedeschi, popolo metafisico quanto nessun altro (a parte i Greci, ovviamente), dal verbo suken fanno il participio presente, sukend, e lo usano sostantivato, der Sukende (colui che suca), per designare quegli uomini che lo prendono in culo spesso e volentieri dalla vita.
Evidentemente il Sukende non è il gay, ma è l’inchiappettato classico e cronico che la vita mette a dura prova con le sue beffe e i suoi tiri mancini.
Per esempio, colui che rimane a casa in estate e specificatamente il giorno di ferragosto è un Sukende, un groß Sukende. Poco conta il motivo della non vacanza e del ferragosto casalingo. Anche se rimane a casa per motivi di salute o di lavoro o per mancanza di soldi un Sukende è sempre un Sukende.
Quel sucare che è già di per sé un soffrire stoico come essenza della vita, come disse uno dei primi pensatori che affrontò questa specifica condizione esistenziale, e precisamente sant’Ottone martire e decapitato (e bruciato non c’è? Ah, sì: e bruciato), quel sucare che è in sostanza essere nella merda.

Nessun commento:

Posta un commento