domenica 24 giugno 2012

Filosofia, tre istruzioni per il disuso



È domenica, stasera c’è la partita, impegni mondani pretendono la mia presenza. Io la presenza assoluta non posso darla, garantirla a nessuno. Mai.
Ed è una cosa che specialmente le donne non sopportano.
Quello che posso dare è una presenza/assenza. Il mio corpo è lì, la mia parte senziente è con voi, partecipa, vi ama sinceramente senza che voi possiate lontanamente immaginarlo – ma il mio cervello è da tutt’altra parte. Non me lo impongo, per carità, ma è la mia essenza a volerlo, il mio destino di chierico. (ma cos’è un chierico? ne riparleremo)
Volete sapere dove sarà il mio pensiero (anche se al posto di pensiero dovrei scrivere “attenzione”)? Su cosa si arrovellerà la mia mente mentre l’Italia sfiderà l’Inghilterra e gli amici tiferanno mangeranno berranno e fumeranno?
Ebbene, io penserò a tre aforismi di Sgalambro di cui vi faccio partecipi.
Il primo aforisma segna la differenza tra la filosofia didattica e la filosofia da ridere e scopriamo (a differenza di quanto comunemente si crede) che sono quelle “da ridere” che s’insegnano; il secondo determina ciò che non è la filosofia che viene sempre strattonata da scocciatori ignoranti e inopportuni e il terzo fa chiarezza intorno alle categorie di “filosofia maggiore” e di “filosofia minore” e così vi dico pure una volta per tutte perché la mia preferenza, il mio amore vada alle filosofie minori.
Filosofie didattiche. Si possono distinguere filosofie come divertimento e filosofie didattiche (a queste va il nostro cuore). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono le prime che si insegnano. Mentre le seconde servono da passatempo. Così, ad esempio, mentre Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer serve a divertire, Verità e metodo di Gadamer si insegna e fa invece morire dal ridere. Ma qual è la caratteristica della filosofia che abbiamo chiamato didattica? Esattamente questa: essa non può che insegnare. Una forza irresistibile la trascina che non c’è verso, essa deve per forza farlo. Non deve né convincere, né farci pensare, in breve null’altro può fare – sempre per l’impeto che è in essa – se non insegnare. Ma cosa significa insegnare se non tutte queste cose o altre del genere? Si escluda, per intanto, che per insegnare essa abbia bisogno di un luogo da cui venire impartita, per cui la qualità didattica sarebbe più del luogo che di quella filosofia. Dicendo qualità didattica si vuole indicare invece qualcosa che questa filosofia ha in sé, non che derivi dal luogo. Una filosofia è didattica, dunque, in virtù di se stessa, solo di se stessa. Nemmeno, d’altra parte, dell’individuo che “l’insegna”. È come se essa parlasse in lui, e lui avesse le labbra chiuse. Anzi, e ciò valga da definizione, essa è didattica perché non ha bisogno di nessuno che la insegni. Quasi quasi si potrebbe pensare che essa sia talmente ingenua da ritenere che sia tale in virtù della sua verità. Ebbene sì. Essa è talmente astuta da ritenerlo.
La filosofia e i suoi partner. Si insiste nel chiedere alla filosofia quello che essa non può dare. Ha forse la filosofia da raddrizzare torti? Rendere servizi all’umanità? Fare camminare gli storpi, fare vedere i ciechi? Eppure anche alla filosofia, la cosa più lontana da tutte queste mene, si richiedono favori siffatti. Nella selezione storica, in cui le filosofie lottano, senza riguardi, per la loro esistenza, sono quelle che suffragano e “soddisfano” i più svariati bisogni che l’hanno vinta. Persino i filosofi galanti e un po’ larmoyants, purché sussurrino al partner preferito dolci paroline, fanno bella figura e volteggiano nell’aria con grazia e mille mossettine, fin quando la realtà non se li scrolla di dosso con fastidio. In un canto, appartata, sta un’altra filosofia, a cui l’uomo non interessa molto ma più volentieri vecchi mobili, rumori di passi, pistole…
Filosofie minori. Ogni filosofia minore è una sorta di filosofia du mal. Minore essa lo è non davanti ad altre che sarebbero grandi, ma davanti al fatto che queste sostengono il mondo mentre quella lo manda al diavolo.

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