venerdì 5 agosto 2011

L'ascensore, antro del demonio


Ieri sera, al circolo di mezzeseghe che frequento ogni tanto, c’erano tanti discorsi intavolati. Il surriscaldamento globale, la fame dell’Africa e qualche guerra che non ricordo. Sono molto impegnate ste mezzeseghe, ho pensato.
Io, invece, non sono un radical chic da grandi battaglie ideologiche o un guerrigliero dell'impegno sociale. Mi interesso di più a problemi apparentemente banali, ma che secondo me sono importantissimi. Adoro occuparmi di cose, oggetti e persone di tutti i giorni. Soprattutto degli oggetti di largo consumo. L’ascensore, per esempio, è un oggetto presente in vastissimo numero su tutta la Terra e che viene usato quotidianamente da milioni e milioni di persone. Chi è che oggi non ha preso l’ascensore almeno una volta? Io oggi l’ho presa quattro volte e considerando che dopo devo buttare la spazzatura arriverò a sei volte. Non è impressionante? E siamo sicuri che l’ascensore sia un oggetto anzi, un mezzo innocuo come tutto lascia supporre? Vediamo meglio.
Sono convinto che l’ascensore sia l’invenzione più diabolica che la mente dell’uomo abbia mai partorito.
Già la sua storia è costellata da eventi infausti. Nel 1861 l’americano Otis brevettò il suo progetto dell’ascensore e negli Stati Uniti scoppiò la Guerra di Secessione; nel momento in cui l’ascensore arrivò in Europa divampò la Prima guerra mondiale e quando furono introdotte delle migliorie che riguardavano il manovratore e le porte automatiche ci fu la spaventosa crisi economica del ’29.
Sono solo coincidenze? Io non credo proprio.
La diffusione dell’ascensore in tutti i palazzi del mondo e la sua irruzione nelle nostre vite ha conseguenze difficili da descrivere e da quantificare. Quello che io posso fare è riportare degli esempi che potranno servire come iniziale contributo a studi più approfonditi che dovranno essere assolutamente svolti se vorremo combattere questo terribile nemico.
Visto che la salute è il bene più importante, cominciamo da qui e sappiate che l’aumento degli infartuati e delle malattie cardio vascolari è dovuto proprio all’ascensore. Salire le scale fa bene, ma da quando c’è l’ascensore nessuno sale più a piedi e così tantissimi tripponi sedentari che avevano nelle scale il loro unico esercizio fisico, hanno perso anche quello e, nonostante sia più facile, non le scendono neanche perché una volta che hai provato l’ascensore non ne puoi più fare a meno; come se fosse una droga.
Consideriamo, ora, l’aspetto psicologico del problema. L’ascensore ha un effetto negativo sul nostro inconscio. L’inconscio, per farla breve, è un occhio della mente perennemente spalancato e pronto a ricevere qualsiasi stimolo provenga dall’esterno. Il guaio è che l’inconscio, per sua natura, nel 95% dei casi non sa gestire queste sollecitazioni. Nel momento in cui prendete l’ascensore, voi siete tranquilli; ma sapete cosa fa l’inconscio? Fondamentalmente si pone due domande: 1. E se il cavo si spezza mentre salgo? 2. E se manca la corrente mentre sono dentro? Ecco cosa pensa l’inconscio! Ed ecco perché a volte, quando varcate la soglia di casa, siete nervosi senza un motivo apparente e magari invece di dire “Mamma, passami il sale, per favore” vi scappa di dire “Brutta puttana, mi hai rovinato la vita!” È l’inconscio che sfoga lo stress dovuto al viaggio in ascensore che avete appena fatto, altro che lapsus freudiano. La colpa è dell’ascensore e Freud, come suo solito, non ci aveva capito un cazzo!
Prendere l’ascensore può essere un inferno perché, essendo una specie di scatola semi chiusa, è un posto che non si area quasi per nulla. Quindi capita spesso che il vostro naso sia costretto a sopportare vari tipi di puzza come il sudore e altro, per non parlare di quelli che hanno il barbaro coraggio di fumarci dentro. Si può essere più idioti? Ecco perché il mondo va a puttane perché ci sono gli idioti, gli avidi e i violenti che infestano la Terra e vi avvelenano quei quattro giorni che vi restano da campare.
Poi l’ascensore deve avere qualche influsso nefasto segreto, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai anche l’uomo e la donna più intelligenti una volta entrati lì dentro diventano dei cerebrolesi che non sanno mettere due parole in fila. È una cosa che m’ha sempre colpito.
Io sono dinamico, brillante con il prossimo, ho una conversazione piacevole eppure quando entro in ascensore con qualcuno non so mai cosa dire.
Stamattina ho preso l’ascensore insieme a una biondina davvero niente male. Le ho aperto le porte e l’ho fatta entrare per prima, da vero gentiluomo. Lei ha sorriso, io ho sorriso.
Poi le ho chiesto “A che piano vai?”
“Il sesto”, ha risposto. Io dovevo andare all’ottavo e quindi ho premuto prima il suo piano e avevo circa un minuto per instaurare una “conversazione”.
Allora ho sorriso e lei ha sorriso.
Primo piano. Cazzo, che dico? Devo inventarmi qualcosa!
Secondo piano. Uhm, al sesto piano ci sono i De Pisis e i Carboni. Due coppie di anziani coniugi, magari è una nipote. Strano però, abito qui da anni e non l’ho mai vista.
Terzo piano. “Al sesto, dicevi? Vai dai De Pisis?” “No”, ha risposto.
Quarto piano. “Allora vai a trovare i Carboni? Son proprio due simpatici vecchietti”.
Quinto piano. “Sì, vado a trovare loro”, ribatte la biondina.
Sesto piano. Siamo arrivati, lancio un’ultima frase. Un’ultima occasione per rendere la preda più loquace e ben disposta! “Hai visto che caldo fa oggi?”
Lei mi sorride e stavolta manco risponde più.

2 commenti:

  1. ROFL!
    Io adesso abito al terzo piano e NON c'è ascensore, ma la "trippetta" non scende lo stesso, in compenso salgono le imprecazioni quando ci sono 35 gradi e devo portare su le buste della spesa (è stata bandita l'anguria!).
    Però mi hai ricordato l'angoscia che provavo quando ero chiusa lì dentro con un estraneo, alla fine avevo optato per il Buongiorno-silenzio-arrivederci.

    Lo preferivo al "che caldo oggi eh?" (tristissimo)

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  2. aspito...sei nella stessa condizione di mia sorella. tre piani e senza scale.
    poi si chiede come mai non la vado mai trovare... :)

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