sabato 2 aprile 2011

Wittgenstein e la musica Classica (pensieri sparsi 2)

Un linguaggio in cui si discorra ritmicamente, in modo che si possa parlare anche secondo il metronomo. Non è così ovvio che ogni musica si possa metronomizzare, come è il caso, invece, almeno approssimativamente, per la nostra. (Suonare il tema dell'Ottava Sinfonia di Beethoven esattamente secondo il metronomo).

Nella musica di Beethoven si trova per la prima volta ciò che si potrebbe chiamare l'espressione dell'ironia. Nel I° movimento della Nona Sinfonia, per esempio. E in realtà si tratta di un'ironia tremenda, in lui, e cioè dell'ironia del destino. - In Wagner l'ironia ritorna, ma in versione borghese. Si potrebbe ben dire che Wagner e Brahms, ciascuno a suo modo, abbiano imitato Beethoven; ma ciò che in lui era cosmico in loro diventa terrestre.
In lui incontriamo le stesse espressioni, che seguono però leggi diverse.
Il destino non ha parte alcuna neppure nella musica di Mozart o di Haydn. Questa musica non se ne occupa.
Tovey, quell'asino, ha detto una volta che questo, o qualcosa del genere, si deve al fatto che per Mozart letture di un certo tipo non erano affatto accessibili.
Come se fosse ovvio che solo i libri abbiano determinato la musica dei maestri. Certo, musica e libri vanno insieme. Ma se Mozart nelle sue letture, non ha trovato la grande tragedia, non l'ha per questo trovata nella vita? E i compositori dovrebbero forse vedere sempre e soltanto attraverso gli occhiali dei poeti?

“Il grande cuore di Beethoven” - nessuno potrebbe dire: “Il grande cuore di Shakespeare”. “L'agile mano che ha creato nuove forme naturali di linguaggio” mi sembrerebbe più giusto.

Lo stesso tema ha in minore un carattere diverso che in maggiore, ma è del tutto falso parlare di un carattere del minore in generale. (In Schubert il maggiore suona spesso più triste del minore). E così è ozioso e inutile, io credo, per capire la pittura, parlare dei caratteri dei singoli colori. In realtà in questi casi si pensa solo a un loro uso particolare. Il fatto che, come colore di una tovaglia, il verde produca un effetto e il rosso un altro, non consente alcuna conclusione circa il loro effetto in un quadro.

Non posso capire Shakespeare perchè nell'assoluta asimmetria voglio trovare la simmetria.
Mi sembra che i suoi drammi siano come enormi schizzi, non quadri, buttati giù da uno che, per così dire, può permettersi tutto. Capisco come si possa esserne ammirati e chiamarla l'arte più eccelsa, ma a me non piace. - Quindi posso capire chi sta senza parole di fronte a questi drammi, ma mi sembra fraintendere Shakespeare chi li ammira allo stesso modo in cui ad esempio si ammira Beethoven.

Le composizioni musicali hanno un carattere del tutto diverso e producono un'impressione di tutt'altro tipo a seconda che siano composte al pianoforte, suonando il pianoforte, oppure pensate con la penna, oppure ancora composte con l'orecchio interno solamente.
Io credo fermamente che Bruckner abbia composto solamente con l'orecchio interno e immaginando l'orchestra che suona, e Brahms con la penna. Detta così, la cosa appare naturalmente più semplice di come è in realtà.
Però se ne coglie una caratteristica.

Fra Brahms e Mendelssohn esiste decisamente una certa affinità, e non intendo quella che si manifesta in singoli passi nelle opere di Brahms che ricordano passi di Mendelssohn. Si potrebbe invece esprimere l'affinità di cui parlo dicendo che Brahms fa con assoluto rigore ciò che Mendelssohn ha fatto con rigore insufficiente. Oppure: spesso Brahms è un Mendelssohn senza errori.

La forza di pensiero musicale in Brahms.

Se si volesse caratterizzare l'essenza della musica di Mendelssohn lo si potrebbe fare dicendo che forse non esiste una musica di Mendelssohn difficile da capire.

La sconvolgente capacità in Brahms.

Credo che la buona austriacità (quella di Grillparzer, Lenau, Bruckner, Labor) sia particolarmente difficile da capire. Essa, in un certo senso, è più sottile di qualsiasi altra cosa, e la sua verità non è mai dalla parte della verosimiglianza.

3 commenti:

  1. Parlo a gusto mio:
    Mozart immenso e stupendo
    Beethoven grandioso ma potente, troppo potente ( è lontano dalla mia emozionalità)
    Bhrams l0ho scoperto da poco e mi emoziona tanto
    Mendhelsonn non mi piace
    Ma secondo me non si possono fare paragoni con questi grandi della musiva di respiro multivocale come quella classica.
    E Chopin e la sua passione allora? E Bach e la sua didattica? Sono tutti grandi chi più chi meno.
    Bel post, io amo la lirica e la classica e mi è piaciuto leggerne
    in questa rete piena d bifochi culturali.
    Ma la tua è indubbiamente classe.
    Buona domenica

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  2. cerco di avvicinarmi al mondo della Classica, e mi piaceva condividere i pensieri di un grande filosofo su questa musica meravigliosa. magari ne posterò altri.
    i miei preferiti sono Mozart, Beethoven e Chopin.
    conoscerai senz'altro Glenn Gould, vero?
    mi occuperò anche di lui. ciao ciao.

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  3. Grazie per la citazione di Gould..
    Si, parlane, aveva un modo di sentire ed eseguire la musica straordinario e personale, ma dava vita a quelle note antiche.
    Non sapevo che fosse affetto dalla sindrome di Asperger.
    La musica classica in particolare , ma io cfredo che la musica sia un dono veramente, credo che ci avvicini alla perfezione e alla divinità più di qualsiasi altra cosa e ci colpisce nel profondo, veramente.
    Lo sapevi che Gustavo Rol quando parlava della comnicazioni tra i mondi parlava di nota La e di colore verde? Come se veramente musica e luce possono essere la via di comunicazione spirituale giusta?
    Oddio, scusa , sono diventata come qul tuo alunno , vado di palo in frasca! :-)

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