lunedì 25 aprile 2011

La ballata del carcere di Reading

Eppure ogni uomo uccide ciò che ama.

Leggere Wilde è come fare il lavoro che facevano i cercatori d'oro nel Klondike; buttare un setaccio nel corso d'acqua per estrarne piccoli pezzi d'oro.
Oscar è il maestro delle frasi brillanti, degli aforismi eleganti e cinici, esperto dell'arma dell'ironia, grande costruttore di paradossi. Il paradosso è una formula che, capovolgendo un luogo comune e insinuando il sospetto del contrario, non si propone di convincere logicamente, ma mina e corrode in modo micidiale quelli che sembravano dati acquisiti.
Parlare di lui vuol dire anche sapere cos'è un esteta, cosa significa l'arte per l'arte e affrontare una questione presente pure in Baudealire circa il rapporto tra etica e produzione artistica. Ma di questo e di altro mi occuperò più in là; c'è tempo.
Stasera, invece, mi abbandono alla Ballata del carcere di Reading perchè è impressionante come sta ballata sia ineluttabile ed emozionante nel suo scorrere di versi. Non ci si può fermare, si legge tutta e le emozioni sono così intense...come dire? Sembra un canto capace di affratellarci al prossimo un po' di più.
Non c'è niente da imparare in questa ballata, ma possiamo gustare alcune suggestioni che rendono il nostro sguardo più attento verso le cose e più lirico il nostro cuore.
Riuscire a vedere un lembo di cielo nonostante una cappa di piombo gravi su di noi, ritornare a fare qualcosa che da bambini amavamo fare e cioè seguire le nuvole nella loro deriva sospinte da vele d'argento; osservare come l'albero della forca abbia per radici serpenti affamati e perchè possa generare i suoi frutti un uomo deve morire su di esso. Constatare come siano tremanti le ali della mezzanotte e il valzer orribile e gioioso dei fantasmi della notte, mentre arabeschi ridicoli sono disegnati dal vento sulla sabbia. Il Delitto, la morte della Speranza, labbra di creta senza preghiere...circondicamoci di fiori che ci guariscono dalla disperazione. I pagliacci, le scimmie, i carcerieri..io sto con le nuvole che viaggiano felici: isole di una strana libertà.
Felice il cuore che si può spezzare e raggiungere il perdono e la pace.

Io non so dire se le Legge è giusta
o se la Legge è ingiusta. So soltanto
che noi languiamo abbandonati in carcere
circondati da mura troppo alte,
dove ogni giorno è lungo come un anno:
un anno fatto di giorni lunghissimi.

E questo posso dire: che ogni Legge
creata dall'uomo per l'Uomo, dal tempo
che il primo Uomo assassinò suo fratello
ed ebbe inizio la pazzia del mondo,
rende paglia il frumento e tiene in vita
gli sterpi: allora si ingrandisce il male.

Ed anche questo so (vorrei che ognuno
lo sapesse): ogni carcere è costruito
dall'uomo con mattoni di vergogna
e chiuso dalle sbarre, perchè Cristo
non veda come gli uomini riescono
a mutilare anche i propri fratelli.

Con queste sbarre macchiano la luna
ed accecano il sole. Forse è giusto
che tengano nascosto il loro Inferno:
dentro avvengono cose che nessuno,
non il Figlio di Dio e non il Figlio
dell'Uomo, avrebbe forza di guardare.

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