giovedì 10 marzo 2011

Esercizio n.2

Quando Aldo tirò fuori il calzino dal cassetto, osservò per un istante il buco. Poi si girò e uscì dalla stanza col pedalino ben stretto in mano.
Marta! Marta! gridò in direzione del salotto dove presumeva che la moglie stesse guardando alla tv le sue solite, stupidissime telenovelas; ma, come risposta, Aldo ottenne un perfetto silenzio.
Continuò, allora, a camminare verso il salotto che però trovò vuoto con il televisore spento.
Marta? chiamò con più calma, placato da quella inaspettata assenza. Anche stavolta la moglie non rispose, eppure Aldo era sicuro che fosse in casa e decise di andare vedere in camera da letto dove finalmente la scorse. Non si rasserenò del ritrovamento perché Marta, come una trottola impazzita, correva dall'armadio al letto e dal letto ai cassetti buttando con furia tutto quello che trovava in una valigia.
Marta..ma che stai facendo? esclamò Aldo alla vista di quello spettacolo imprevisto.
Lei non rispose continuando a fare quello che stava facendo, senza prestargli la minima attenzione. Finalmente si fermò e smise di agguantare vesti e mutande. Chiuse la valigia con forza e afferrò con decisione la maniglia sollevando quella valigia strapiena senza alcuno sforzo. Oltrepassò Aldo non degnandolo di uno sguardo e si avviò alla porta d'ingresso.
Marta, dove diavolo vai?? urlò Aldo ormai in preda al panico.
La donna non rispose neanche questa volta ed era già quasi del tutto fuori dall'appartamento.
Marta!!! ancora Aldo, ormai implorante.
Torno da mia madre, soffiò rabbiosamente lei. Poi guardandolo con un'espressione furiosa che lui non le conosceva aggiunse: Rammendatelo da solo quel calzino e se non ci riesci usalo come scalda pisello! Addio! e sbatté la porta così forte che il rumore dovette sentirsi a kilometri di distanza.
Per qualche minuto, impietrito, Aldo rimase nei pressi dell'ingresso con quel calzino in mano con il buco fatto dal suo alluce sinistro.
Quando si riscosse girò per tutte le stanze della casa senza sapere il perché fino a chiudersi in bagno. Si sedette sulla tazza ancora vestito e cominciò a piangere, in preda ad una crisi isterica. Reagiva sempre così quando non capiva le cose e spesso la realtà sentiva come se gli arrivasse da dietro per giocargli qualche brutto tiro.
Come al solito, quando gli capitava qualche brutta cosa. chiamò Antonio che era il suo migliore amico.
Tra frasi sconnesse, singhiozzi e parolacce Aldo riuscì a malapena a spiegare all'amico cos'era successo. Antonio, che gli voleva davvero bene, alla fine di quello che gli sembrava un delirio disse Va bene Aldù, calmati. Tra un'ora sarò lì da te e vedrai che riusciremo a trovare una soluzione. Ma tu? che hai combinato?
Niente, te lo giuro!
Sicuro? magari lei ha scoperto qualcosa, che so...una scappatella...
No Antò, nessuna scappatella. Da quando siamo sposati non ho pensato ad altre che a lei, solo a lei.
Va bene, ci vediamo dopo.
Dopo circa un'ora e mezza Antonio entrava in casa di Aldo che appariva abbastanza scosso. Lo abbracciò dandogli forte pacche sulle spalle come se volesse fargli coraggio. Notò che aveva ancora il calzino in mano e gli disse Ancora con quel calzino? Dài qua che ti faccio vedere come si rammenda. E dopo essersi fatto dare ago e cucito, inumidì il filo e con un colpo secco centrò la cruna.
Aldo lo guardava ammirato mentre Antonio con una tecnica tutta sua, ma efficace, riparava quel maledetto buco.
Finito quel rattoppo, andarono in camera da letto dove Antonio vide la confusione che ivi regnava e sopratutto il disordine di Aldo che da persona sciatta (come era sempre stato) non piegava i suoi pantaloni né i maglioni, e pure il pigiama se ne stava tutto sgualcito sul letto.
Anche lo studio dove Aldo si rintanava per leggere era nel caos più totale. Misero in ordine insieme, riponendo i libri sulle mensole, radunando le penne e ordinando i fogli sulla scrivania.
Passarono poi in cucina e anche lì c'era un bel disastro da sistemare. Antonio chiese ad Aldo dove fossero i detersivi, ma Aldo fece una strana smorfia come se sentisse quella parola per la prima volta.
Antonio sbuffò un poco, ma restò calmo. Aprì il frigorifero, diede una birra ad Aldo e gli disse Siediti in poltrona, io pulisco qui e poi cucino qualcosa (Aldo ne fu sollevato perchè ai fornelli era una schiappa); stasera ceneremo insieme. E da domani oltre a cercare di far pace con Marta devi imparare ad essere autonomo e più ordinato, intesi? E gli fece l'occhiolino per mitigare quella piccola ramanzina.
Aldo fece di sì con la testa e andò a sedersi. Sorseggiava la birra e guardando come Antonio si dava da fare per lui gli venne da sorridere perché la gratitudine gli riempiva il cuore.
Cominciò a pensare (era già brillo) che forse aveva sbagliato a sposare Marta e che avrebbe dovuto mettersi con Antonio. Affettuoso, fedele, simpatico, sapeva fare i lavori di casa ed era pure un bravo cuoco. L'unico problema era che con lui certe cose non le poteva fare, ma che importava! Antonio aveva una bella macchina e insieme sarebbero andati da quelle signorine che fanno i focolari con i copertoni.

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